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Sintesi.

Nell'Europa  del  sedicesimo  secolo  l'evoluzione  verso  forme   pi
accentrate di monarchie nazionali, resesi capaci di riscuotere imposte
generali e di controllare un numero crescente di funzionari, si  attu
soprattutto  in  Spagna, Francia ed Inghilterra.  In  Italia,  invece,
continuava   a  sopravvivere  un  particolarismo  politico,   che   il
fiorentino  Machiavelli considerava la principale causa dell'impotenza
politica  degli  stati della penisola. Si era nel frattempo  affermata
una  nuova arte della guerra, basata non pi soltanto sulle cavallerie
corazzate,  ma  soprattutto su poderosi eserciti  e  costose  armi  da
fuoco,  che  poteva essere condotta con successo soltanto  dai  grandi
stati.  (Paragrafo 1).
L'Italia, con la sua debolezza politica, costitu una facile preda per
le  ambizioni francesi e spagnole. Dopo la discesa di Carlo ottavo nel
1494,  che  apr  la  serie  delle  guerre  italiane,  furono  i  suoi
discendenti   che  contesero  alla  Spagna  il  possesso   dell'Italia
meridionale e del ducato milanese.  (Paragrafo 2).
Dall'Italia  scomparvero, o quasi, dinastie  prestigiose  come  quelle
degli Aragonesi di Napoli e degli Sforza di Milano. Mentre Firenze  si
ribellava,  con  scarso  successo, al dominio  mediceo,  approfittando
delle  campagne  militari in corso tra Francia  e  Spagna,  il  papato
fomentava guerre e leghe con lo scopo precipuo della salvaguardia  del
proprio territorio, come del resto Venezia, il pi ricco e potente fra
gli stati italiani.  (Paragrafo 3).
Quando  divenne  imperatore  Carlo  quinto,  che  aveva  ereditato  la
Borgogna,  i  Paesi Bassi, la Spagna e tutti i suoi  possedimenti,  la
sfida  franco-spagnola per l'egemonia in Europa si allarg  all'intero
continente,  anche  perch  l'imperatore  e  la  sua  corte  credevano
profondamente   nel  compito  politico  e  religioso  dell'impero   ed
intendevano svolgerlo.  (Paragrafo 4).

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Ma i loro intenti furono strenuamente combattuti sia dal re di Francia
che  dai  principi protestanti tedeschi. Schiacciati  tra  la  potenza
francese  e quella imperiale, gli stati italiani dovettero appoggiarsi
all'uno  o all'altro dei due, subendo rivolgimenti politici, sconfitte
ed  invasioni.  Intanto  il sultano turco avanzava  in  Europa  e  nel
Mediterraneo,  profittando delle divisioni  fra  le  potenze  europee.
(Paragrafo 5).
Dopo  trent'anni  di guerre, tensioni religiose e  vani  tentativi  di
sconfiggere  i  turchi,  l'imperatore,  visti  fallire  tutti  i  suoi
obiettivi,  dopo  aver  concesso, con la pace di  Augusta  (1555),  la
libert  religiosa ai principi protestanti, abdic  e  spart  il  suo
vasto dominio: al fratello Ferdinando andarono il titolo imperiale e i
territori asburgici, al figlio Filippo secondo la corona spagnola, con
i  suoi  possessi  italiani  ed americani,  ed  i  Paesi  Bassi.  Dopo
un'ultima  fase  della guerra quasi ininterrotta che  aveva  coinvolto
Francia e Spagna fin dagli ultimi anni del Quattrocento, i due  paesi,
esausti,  pervennero  nel  1559  alla  firma  della  pace  di  Cateau-
Cambrsis.   L'Italia,   tranne  la  repubblica   veneziana,   entrava
definitivamente nell'orbita del potere spagnolo.  (Paragrafo 6).
